Avverbadora, chi sei?

Ho deciso di dedicare il primo post di questo blog proprio all’avverbadora su nominata. Non farò ricerche storiche o antropologiche – almeno non in questo post e almeno non per ora – ma mi limiterò semplicemente a tentare di spiegare chi è stata o, forse, tutt’oggi continua ad essere. Mi muoverò principalmente nel campo del significato delle parti che compongono la parola. Effettuerò una vera e propria autopsia: scomponendola e, infine, ricucendola , cercherò di riconsegnarvi una figura di donna il più possibile “presentabile”.

Se noterete imprecisioni o lacune, accetterò volentieri ogni vostra segnalazione.

La parola contiene in sé un po’di latino (verbum) e un po’ di spagnolo (dora).

Il sostantivo neutro latino verbum ha vari significati: parola, vocabolo, termine, espressione, discorso ma anche chiacchiera, sentenza, frase, motto, proverbio. Non di rado lo si trova anche col significato di: interrogativo, enigma, apparizione e visione profetica, tanto che nel latino ecclesiastico, scritto con la maiuscola, sta a significare (il) Verbo, la parola di Dio, dunque il messaggio divino per eccellenza. 

Il suffisso spagnolo (-dor per i sostantivi maschili, -dora per quelli femminili) è, come in italiano, di tipo agentivo o strumentale, ossia deriva dal tema di un verbo: lavorare (trabajar) => lavoratore (trabajador); conquistare (conquistar) => conquistatore (conquistador).

Messi insieme, sostantivo e suffisso ci danno il significato di “colei (perché -dora, dunque femmina) che pronuncia delle parole”.

Ma quali sono queste parole? E, soprattutto, quale il loro scopo?

Esorcizzare, in primo luogo e, dunque, essere una cacciatrice di diavoli, un’esorcista. Nel lavoro compiuto da Antoninu Rubatto, tra i tanti sinonimi troviamo: iscongiuladore  (scongiuratore) e pregantadori (che scongiura e/o esorcizza attraverso preghiere). Gli scongiuri altro non sono che invocazioni e, assieme alle preghiere, permettono di esprimere con chiarezza i nostri desideri più profondi facendo utilizzo esclusivamente della precisione del linguaggio. Ecco dunque che iscongiuladorepregantadori rappresentano la stessa persona e, contemporaneamente, anche il “lavoro” effettuato da questa figura.

La finalità del verbum, però, non si ferma qui perché, nella lista, troviamo anche i sinonimi di: ammajadore (che “affascina/ammalia attraverso le parole”) e istriadore (dal termine latino strix, “strega”). La parola “incantesimo” altro non viene che dall’incantare, dunque dall’ammaliare, ed ecco che, forse, riusciamo a completare l’identikit della nostra avverbadora.

Invece non abbiamo ancora finito, perché il termine si ritrova anche come sinonimo di consigliere/a. Dunque, le parole pronunciate da un’avverbadoranon servono solo per esorcizzare, scongiurare e/o ammaliare, ma anche per dare consigli e risposte a quanti le si rivolgono.

Indubbiamente, una figura complessa: incantatrice, esorcista e profondamente saggia nel consigliare e dare risposte alla comunità che la circondava. Probabilmente una strega, a seconda delle considerazioni che, nel corso del tempo, gli uomini  hanno avuto di tali “arti”.

avverbadora

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