L’Inquisizione in Sardegna – Il caso Julia Carta –

Non indosso braccialetti viola per il Giorno Pagano della Memoria. Non mi piace. Preferisco fare e condividere informazione.

Quest’anno, vista la lettura appena terminata di un libro di Tomasino Pinna (professore di Storia delle religioni all’Università di Sassari) ho pensato di parlarvi di Julia Carta, la strega più famosa di Sardegna. 

julia carta copertina libro

PINNA, Tomasino, Storia di una strega. L’Inquisizione in Sardegna. Il processo di Julia Carta, Sassari, Edes 2000.

 

Ci troviamo a Siligo (SS). Il suo nome completo era Julia Casu Masia Porcu e la sua vicenda si situa tra il 1596 e il 1606, periodo in cui la Sardegna è sotto la dominazione spagnola, la religione cattolica è (pre)potente e la Controriforma giovane ed energica anche nell’isola, dove si temono le influenze dei riformati attivi della vicina Corsica.

Analfabeta, povera e moglie di un contadino, Julia era una persona umile che dalla terra imparava e rimetteva in circolo gli insegnamenti ricevuti attraverso una tradizione contadina che da secoli continua a trasmettersi oralmente, di madre in figlia. Era una guaritrice che si avvaleva dei “poteri” tellurici e dei benefici delle piante per curare o creare amuleti che aiutassero sé stessa o il prossimo. Grazie al passaggio dei gitani, con essi conversava e scambiava conoscenze in campo anche divinatorio. Non un mestiere il suo, ma semplicemente un’arte appresa dalla nonna per risolvere i piccoli disagi quotidiani; magari da condividere anche con il vicinato, come buona pratica di convivenza che ogni comunità di tutto rispetto dovrebbe avere.

Fu vittima per ben due volte dei processi della Santa Inquisizione: la prima come strega luterana, la seconda come recidiva, accusata di continuare ad esercitare le sue hechizerías anche dentro il carcere che l’aveva sottratta ed allontanata dalla propria comunità. Tra le accuse vi era anche quella di omicidio, ma pare – piuttosto – che avesse tentato di curare una donna in tutti i modi destinata a morire perché ammalata di un male incurabile per l’epoca.

Ma cosa faceva in concreto Julia Carta?

Il professor Pinna ci racconta con nitidezza la sua storia. Julia era una strega perché beneficiava ed elargiva talismani, medicamenti naturali e parole magiche; per di più luterana perché sosteneva che non era necessario dover confessare tutti i peccati. Il rapporto con Dio, diceva, è soprattutto fatto di relazione diretta tra noi e Lui e la comunicazione può avvenire anche personalmente, parlandogli direttamente. Dunque, autoconfessione. Il seguito è quello comune a moltissime altre donne del periodo. Torturata (addirittura mentre era incinta!) confessò le sue colpe, ammettendo addirittura di aver avuto rapporti con il diavolo.

A differenza di molti altri destini, pare che Julia Carta si sia salvata dal rogo. Dopo il 1614, di lei si perdono le tracce e non possiamo (almeno per ora) conoscere il suo destino. Il fatto, però, che non compaia il suo nome nei registri dei “giustiziati” ci fa pensare che abbia scampato la pena capitale. Per quanto riguarda il suolo sardo, infatti, le fonti storiche in nostro possesso ci raccontano di un tribunale abbastanza “mite”, tendente soprattutto a punire con la confisca dei beni, permanenze più o meno lunghe in carcere ed eventuale esilio (temporaneo o perpetuo) dai luoghi di residenza. Dal secondo processo, addirittura, si salva perché le arti oscure di cui è accusata sembrerebbero essere praticate anche da moltissime altre donne del villaggio. È ovvio, è normale. Perché le cosiddette arti oscure altro non sono che medicina popolare naturale e non si può processare tutto un villaggio, anche se una sua parte reclama “giustizia”.

Oltre alla ricostruzione biografica di Julia Carta, il libro di Pinna ci aiuta a riflettere e ri-considerare i villaggi, le comunità entro le quali avvenivano fatti come quello narrato. Nell’esempio di Julia, è proprio la comunità a muovere i fili del suo destino, in quanto padrona e divulgatrice di informazioni al parroco del villaggio, al contempo commissario dell’Inquisizione, Baltassar Serra y Manca. Informazioni e denunce che ci rendono nitido come e quanto facile fosse, a volte, vendicarsi oppure dare conseguenza concreta a sfoghi di personale invidia provata verso qualche nostro simile. Molti, infatti, sono gli esempi, in tutta Europa, del circolo nefando che si metteva in moto all’interno dei meccanismi di denuncia. Bastava un litigio, una semplice invidia o una più malevola competizione per “liberarsi” definitivamente dell’altro/a. Bastava semplicemente denunciarlo/a come eretico o come strega.

Il suo è uno studio che partendo dalla ricerca storica (le fonti sono antichi documenti raccolti a Madrid) approda all’antropologia e, nella fattispecie, all’analisi del simbolismo culturale che permea la comunità a cui Julia appartiene. La sua figura diviene lo specchio stesso del villaggio e la sua storia, mettendo a nudo i sentimenti altrui (ostili o meno), ci dà la chiave giusta per comprendere meglio i labirintici percorsi seguiti dalla Santa Inquisizione.

 

ANNO DOMINI 2012: una nuova condanna.

A distanza di circa mezzo millennio, Julia Carta ha subìto un terzo processo: storico-istituzionale-burocratico.

Dice bene Eugenia Tognotti nel suo articolo Paura dell’innocua strega di Siligo o paura delle donne? pubblicato da “La Nuova Sardegna” il 17 Maggio 2012.

Solo un anno fa, infatti, il Comune di Siligo, guidato dal sindaco Giuseppina Ledda, ha tentato di intitolare una via a Julia Carta. Lo ha fatto per ben due volte, entrambe rifiutate dalla Commissione Toponomastica.

Perché?

Perché Julia Carta era una truffatrice:

[…] un personaggio che ancora oggi potrebbe dare indicazioni sbagliare, rappresentare un cattivo esempio. Non è opportuno dare il nome a una via a chi rappresenta un giro oscuro, a una donna che è stata perseguitata anche per questo, e che non è una martire. Non ci è sembrato un personaggio che avesse un valore morale, per queste motivazioni la risposta è stata negativa.

Queste sono le parole del Presidente della Deputazione di storia patria della Sardegna che, prima di essere una carica, è una donna: Luisa D’Arienzo.

Personalmente, credo sia un ragionamento sterile quello di paragonare agli attuali maguncoli truffaldini il lavoro erboristico che faceva sì Julia ma anche tantissime altre donne del tempo. E’ normale che in ambienti poveri e contadini, dove le cure mediche erano riservate solo a ricchi e signorotti, le donne si occupassero dei parti e della produzione di pomate ed unguenti fai-da-te per cercare di alleviare dolori e malattie propri ed altrui. Quello che si dovrebbe fare, invece, è studiare e rapportarsi con la scena e il contesto con un atteggiamento più aperto, preferibilmente slegato da giudizi. Un lavoro umano, ma anche antropologico per la riscoperta e rivalutazione di quell’immenso mondo sommerso di antiche donne che condividevano e tramandavano conoscenze e capacità nella cura e nell’interpretazione dei sintomi di varie malattie.

Non è una martire? Qualsiasi cittadino/a con spirito civile, ma prima di tutto “umano”, non vorrebbe mai tortura o pena capitale come risposta a colpe commesse (ammettendo che Julia ne avesse avuta qualcuna). Dare rilievo alla storia della Carta ha un forte valore pedagogico che non può essere taciuto. Se vogliamo combattere la violenza e i crimini contro le donne con intelligenza e serietà, non possiamo esimerci dal conoscere anche quelli del passato.

Annunci

2 comments

    1. Grazie per il tempo che hai dedicato alla lettura, Marino e grazie anche per la partecipazione attraverso il tuo commento. Sì, è un giudizio che lascia tutti un po’ perplessi, soprattutto pronunciato nel nostro tempo attuale. Le donne, molto spesso, non sono solidali fra loro. Ma un conto è la solidarietà, un altro è esprimere giudizi senza l’occhio critico e neutro che gli attuali strumenti di conoscenza, cultura e comunicazione (in primis, libri e ricerca accademica, ormai facilmente fruibili e leggibili un po’ da tutti) dovrebbero aiutarci a sviluppare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...