LE PIÚ BELLE FIABE POPOLARI ITALIANE.

Un giorno diventerai abbastanza grande da leggere le fiabe di nuovo.

C.S. LEWIS.

fiabe popolari italianePer il mese di Giugno, voglio invitarvi alla lettura di questo libro che, di Sardegna, contiene solo venticinque pagine. Ho tutti gli spunti, il tempo e i materiali giusti per dare vita ad un altro post sull’argomento “favolistica sarda”. Per il momento, preferisco soffermarmi a riflettere con voi su quanto questa lettura mi ha trasmesso ed in parte insegnato. Veniamo perciò al libro.

Si tratta di un’antologia curata da Cecilia Gatto Trocchi(*) e pubblicata, nel 2013, da Newton Compton Editori per la collana I Mammut. Degno di nota, va anche il fatto che la stampa sia avvenuta su carta prodotta con cellulose senza cloro gas e provenienti da foreste controllate e certificate.

Dalla Valle d’Aosta fino alla Sardegna, viene presentata un’accurata selezione di favole popolari, perlopiù racconti magici giunti sino a noi in forma orale e nei propri dialetti d’origine. Pur tuttavia, la raccolta non risponde a nessun freddo e sterile tentativo di collezionismo. Al contrario, nasce, si muove e tende ad un fine più alto e nobile: poiché pochissimi bambini italiani conoscono le fiabe della loro tradizione, va evitato che esse finiscano nel dimenticatoio comune. Attualmente, questo compito parrebbe esser stato aiutato dall’uscita del nuovissimo film di Matteo Garrone (Il racconto dei racconti – Tale of Tales), adattamento cinematografico de Lo cunto de li cunti (1636) del napoletano Giambattista Basile.

Al di là della possibile differenza (culturale e ambientale) tra le varie regioni che compongono il nostro paese, il libro può essere letto “a fisarmonica”, ossia andando avanti-indietro e vicevera. Soprattutto in quei casi dove certe trame, strutture e motivi ricorrono in fiabe molto simili e sparse un po’ ovunque nei territori nostrani. Al contrario, alcune peculiarità della parte settentrionale o meridionale ci invitano a concepire questa lettura come un ottimo pretesto per compiere un viaggio storico nel passato, ripercorrendo le varie dominazioni che si sono susseguite nella nostra penisola e riconoscendo le influenze culturali che inevitabilmente hanno permeato il territorio.

Tra le varie fiabe presenti, alcune sono state raccolte previa registrazione su nastro e tradotte in italiano solo durante la trasmissione in forma scritta. Tutto questo fa sì che lo stile narrativo, nonché la maniera più propria di esprimersi, cambi notevolmente. Laddove troviamo il tipo di favola più sopra indicato, incontriamo un linguaggio semplice e, a volte, anche piuttosto ripetitivo. Nessuna critica da parte mia a questa scelta, perché ha la capacità di trasferirci immediatamente vicino al camino, o fuori l’uscio, della casa della vecchina che sta narrando. Esattamente come se fossimo lì, in un altro spazio e in un altro tempo. Probabilmente è qui, in questo genialissimo espediente, che si concretizza il suggerimento dato, nell’introduzione, dalla curatrice stessa:

[…] il messaggio della fiaba deve venire direttamente dagli adulti, perché nella voce umana è presente una vera magia, una sorta di “comunione” emotiva che sconfigge l’incomunicabilità tra le generazioni.

Infatti, anche se i rapporti familiari, la struttura delle case, il modo di vivere in comunità sono cambiati, la favola rimane pur sempre un intrattenimento da inserire in quei piccoli ritagli di tempo che gli attuali ritmi frenetici di vita ci consentono di trascorrere con i nostri figli e nipoti. Se è mutato anche il modo stesso di conoscerle (ossia, attraverso film d’animazione oggi, mangianastri ieri) è utile riappropriarsi del mezzo di comunicazione più economico e capace di trasmettere, a tutti i livelli, i più svariati tipi di emozioni: la voce umana.

Al tempo stesso, però, la curatrice ci invita a non chiuderci definitivamente dentro le nostre quattro mura e a considerare il fatto che, confrontandole, tutte le fiabe del mondo si assomigliano. L’invito implicito, dunque, è quello di aprirsi al mondo per conoscerne il numero più ampio possibile: da quelle a noi vicine fino a quelle più distanti. In questo senso, leggere e raccontare fiabe proprie ed altrui avvicina e pacifizza, facendo risaltare il più alto insegnamento morale che da esse si possa apprendere: la fratellanza. Se la globalizzazione, con il mercato cinematografico e televisivo, tende ad “uniformare”, solo la lettura e la condivisione di questo grande e prezioso patrimonio culturale mondiale può trasformarla in una  globalizzazione che per davvero avvicina ed arricchisce (tanto umanamente, quanto spiritualmente).

Questa è la “morale”, l’ “insegnamento” più importante che le fiabe ci consegnano, oltre alle infinite possibilità del divenire, sempre presenti in ogni narrazione. Alla fine di ogni storia, il protagonista si trova sempre in uno stato differente rispetto a quello di prima e, soprattutto, ha sempre vissuto un’esperienza che lo ha modificato in meglio, dunque un’esperienza educativa ed evolutiva. La possibilità di cambiare cose e situazioni nocive per noi e per gli altri è sempre presente. Cos’altro è se non una fondamentalissima lezione di educazione al senso civico? Esattamente come l’insegnamento all’osservazione profonda dell’altro/a oltre l’apparenza, dato che dietro un ranocchio può anche celarsi un principe.

Trasmessomi questo, avrei potuto parlare solo di Sardegna? Assolutamente no.

Mi sono avvicinata a questo libro per conoscere qualche fiaba che nessuno, nella mia terra, mi ha mai raccontato. Dalla Sardegna, sono stata catapultata verso l’Italia intera e il resto del mondo. Buon viaggio, dunque, a chiunque sceglierà, leggendo questo libro, di mettersi sullo stesso cammino.

(*) Recentemente scomparsa, è stata docente di Antropologia culturale presso le università di Roma Tre e La Sapienza. Come esperta di tradizioni popolari, si è occupata di novellistica e letteratura etnica.

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