sos akkordos

GLI ACCORDI DEL CAPODANNO AGRICOLO SARDO.

È possibile riallinearsi ai cicli della terra?

Molto, molto tempo fa la fine del mese di Agosto e gli inizi di quello di Settembre coincidevano con un vero e proprio Capodanno. Quello che terminava era un cosiddetto anno agricolo, in quanto è risaputo che se l’estate è il mese degli ultimi raccolti, l’autunno è quello preposto non solo alla nuova preparazione dei campi e della semina, ma anche a dei veri e propri “accordi” su come spartirsi questi ultimi. Così, dopo gli ultimi raccolti, la preparazione delle conserve per l’inverno e addirittura l’organizzazione della vendemmia, il ciclo annuale veniva chiuso e ci si preparava ad uno totalmente nuovo. Bisognava riorganizzare i campi,  la semina, il bestiame e, soprattutto in antichità (per chi, come indicava Grazia Deledda nei suoi romanzi, apparteneva al ceto sociale dei servi) trovare un nuovo lavoro. A quest’ultimo tipo di impegno rientravano i cosiddetti akkordos (veri e propri accordi lavorativi e organizzativi).

Tutto ciò è valido per quelle civiltà che, nel corso dei secoli, sono state civiltà prettamente a stampo agricolo e nondimeno lo è stata la Sardegna. Il Capodanno citato su diviene, perciò, il termine ultimo e l’inizio imminente di un nuovo anno agricolo.

La maggior parte di noi (tanto chi scrive, quanto chi legge) vive in una società fortemente industrializzata e, probabilmente, anche in grandi città. Tutto questo rende difficile armonizzarsi con i cicli della terra e della natura. L’economia globale ci permette di avere sulle nostre tavole frutta e verdura in qualsiasi momento dell’anno, facendosi beffa dei ritmi stagionali. Eppure, chi ha la possibilità di vivere a stretto contatto con il mondo e le attività agricole, sa bene che piogge violente, grandine e inconsueti sbalzi climatici possono fare la differenza in termini di produzione e, dunque, anche di sussistenza.  Sebbene a volte le varie possibilità offerteci dai supermercati ci facciano dimenticare tutto questo, è sempre bene tenere a mente che la natura ha un suo ritmo e che quest’ultimo non sempre può esserci favorevole.

Da un’angolazione opposta a quella dei frutti stagionali e dallo sforzo degli esseri umani per far sì che, ogni anno, il ciclo venga compiuto nel migliore dei modi per la sopravvivenza del genere umano, c’è un altro tipo di interrogativo che dovremmo ugualmente porci: è possibile, anche se viviamo in città,  riallinearci a questo ciclo? Indubbiamente sì. Innanzitutto, cominciando a rispettare i tempi e i ritmi stagionali, cercando di favorire quegli agricoltori che continuano a portare rispetto a tutto questo. In secondo luogo, riflettendo su quanto noi siamo parte di tutto questo.

Inoltre, da un punto di vista del tutto spirituale, sarebbe utile domandarci quali siano state le nostre semine, il nostro impegno, la fatica investita, il raccolto buono e quello andato a male. Si potrebbe trattare benissimo di un prodotto materialmente diverso da quello agricolo: un progetto, un’idea nutrita e portata a termine oppure, al contrario, abbandonata all’invasione delle erbacce o distrutta dalle tempeste.

Annunci